La storia del Komodo Resort

La Storia del Komodo Resort è la nostra storia, il nostro diario di arrivo. La prima volta che abbiamo messo piede a Labuan Bajo, punto di appoggio e di partenza per chi si avventura nell'arcipelago di Komodo, è stato via mare, spinti dalla curiosità di incontrare i famosi varani di Komodo. Erano pochissime le informazioni su questa terra lontana e riguardavano principalmente i Dragoni, dove si trovavano, come li avremmo incontrati. Non sapevamo nulla dell'Arcipelago e delle meraviglie che ci avrebbe riservato.

Non ci aspettavamo di trovare una bellezza disarmante, per quanto oramai fossimo abituati agli scenari fantastici indonesiani: montagne a picco sul mare, spiagge incorniciate dall'azzurro del mare e il verde della jungla, pendii ripidi, foreste e corsi d’acqua, laghi vulcanici e una miriade di piccole isole a punteggiare un mare dalle mille sfumature: dallo zaffiro al turchese fino allo smeraldo.

Al nostro arrivo il sole stava tramontando. Eravamo esausti dopo aver viaggiato per giorni su un barca da pesca che eravamo riusciti ad affittare dopo lunghe trattative. Dormivamo sul ponte e mangiavamo il pesce fresco che ci capitava di pescare oltre a verdure e riso che il proprietario della barca e il figlio erano riusciti a barattare con del pesce essiccato. Avevamo navigato lungo la costa settentrionale di Flores partendo da Riung e fermandoci spesso per escursioni nell'entroterra o per fare snorkeling nei posti suggeriti dal nostro nostro barcaiolo. Quello che avrebbe dovuto essere un viaggio di tre giorni diventò di una settimana. La voglia di un pasto a tavola e di una birra fresca era talmente grande che appena trovato una stanza semplice ma pulita, ci siamo arrampicati velocissimi su per una scalinata ripida che portava ad un ristorantino letteralmente abbarbicato sulla collina antistante al porto di Labuan Bajo senza praticamente notare lo spettacolo attorno a noi.
Una volta al tavolo ci siamo finalmente accorti della vista strabiliante dalla terrazza del ristorante. La baia di Labuan Bajo incorniciava di blu e di verde le migliaia di sfumature del tramonto e una serie infinita di isole e isolette iniziavano a scomparire nel buio. Sembrava l'opera di un pittore pazzo che aveva tantissimi colori nella sua tavolozza.

"Siamo uomini fortunati" dissi parlando con il proprietario del ristorante, arrivato ad accoglierci. Mi chiese il perché, guardandomi con curiosità. Mi scusai per il mio incorreggibile romanticismo, facendo notare come un simile tramonto non fosse cosa di tutti i giorni. Mi chiese "Cosa intendi?". Risposi "Beh, non si vede tutti i giorni un tramonto così", cercando di spiegare meglio il mio pensiero.
"Quindi tu arrivi da uno di quei posti dove la notte dura sei mesi, e il giorno altri sei. Qui il sole tramonta tutte le sere!" e io di seguito: "Ma questi colori?!"
E lui: "beh, qui il tramonto è così tutti i giorni".

Rimanemmo in silenzio, sorseggiando due birre fresche, a goderci lo spettacolo indimenticabile del nostro primo tramonto a Komodo.

La prima immersione fu un tutt'uno di piacere e stupore.

Non avevamo mai visto una simile meraviglia, Mar Rosso, Pacifico, Caraibi, Filippine, la stessa Indonesia, tutto impallidiva di fronte a tale magnificenza!
Mante, squali, tartarughe, centinaia di specie diverse di coralli e ancora di più di pesci.
Un paradiso incontaminato, e ancora inesplorato.

Ci fermammo nell’arcipelago per dieci giorni al posto dei due programmati, esplorandone una gran parte, bruciando senza rimpianti le 2 settimane in programma a Bali.

Negli anni a seguire tornai spesso a Komodo, ogni volta che il mio lavoro di importatore di oggetti e mobili etnici mi lasciava qualche giorno libero, finchè…

 

Nell'aprile 2009 insieme ai miei amatissimi soci di affari decidemmo, non senza qualche rimpianto, di ritirarci lentamente dal business dell'etnico, che non sembrava più offrire grandi prospettive e di liquidare la nostra azienda.
Finalmente mi sarei potuto ritirare nella casa di campagna sulle colline toscane, per dedicarmi alla produzione di olio!

Con questi pensieri per la testa il mese successivo, di nuovo in vacanza con la mia compagna Anna nell'amatissima Indonesia, durante l’ennesimo breve viaggio nell'Arcipelago di Komodo, venni a sapere che il Capo Pelinta a Sebayur, appena fuori dai confini del parco, per cui edificabile, era offerto in affitto a lungo termine.

Ci eravamo fermati proprio lì il giorno prima, godendoci un paio di ore di fantastico snorkeling.
Qualcosa scattò nella mia mente e guardando Anna un po' distrattamente, le chiesi cosa ne pensasse dell'idea di prendere il terreno, costruire qualche bungalows e aprire un diving resort.
Probabilmente prendendomi non troppo sul serio, mi disse: "Il posto è bellissimo, mi sembra una cosa complessa ma se te la senti... Una cosa è certa, in venti anni non sei mai stato a casa per più di due mesi di fila, a fare il novello Cincinnato proprio non ti ci vedo!"

Credo che nonostante ciò sia rimasta un po' stupita quando il giorno dopo incominciai a muovermi come un forsennato, per avere tutte le informazioni necessarie per prendere in affitto il terreno.
L'idea che avevo avuto e che ogni tanto riemergeva stava cominciando a diventare un piano preciso. La sera stessa chiamai Stefano, mio amico di sogni e di viaggi, grande esperto di Indonesia, organizzatore e guida di straordinari viaggi nei posti più selvaggi dell'Indonesia nei mesi estivi, guida Sahariana in quelli invernali.

Gli raccontandogli cosa mi passava per la testa, e lui senza far troppi discorsi mi chiese: "Sebayur a Komodo? Quanto vogliono?"
"Quanto vogliono non é ancora chiaro, ma ho la sensazione che si possa fare" risposi. In passato avevamo fantasticato sulla possibilità di lasciare i nostri rispettivi lavori e aprire resortino da qualche parte, ….magari a Komodo, magari un diving resort.
Un sogno qualcosa da accarezzare con la fantasia, più che una reale possibilità.
È ancora incredibile come in quella breve telefonata di fatto prendemmo una decisione. Stefano era d’accordo, cominciammo affrontare la questione seriamente.
Anna la mia compagna, mi disse solo una cosa, "Fate quello che volete ma non rovinate un posto meraviglioso come quello, se dovete fare qualcosa fatelo senza deturpare."
Credo proprio che ci siamo riusciti e questo è uno dei più grandi motivi di orgoglio e di soddisfazione.

Oggi, a dieci anni da quella telefonata, il Komodo Resort è una realtà, viva e sempre in miglioramento, un progetto che rispetta l’ambiente offrendo un ottimo livello di comfort e una cucina semplice ma gustosa e genuina.

E sott'acqua c’è ancora tutto da esplorare. Un mondo sommerso considerato un paradiso per subacquei e snorkelisti.
Per questo, l’UNESCO lo considera Patrimonio dell’Umanità e Riserva del programma "L'Uomo e la Biosfera".